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AUTO, RALLY ED IMMAGINE: QUALE FUTURO?
Chantal Bonetti Titolo della Tesi: Auto, rally ed immagine: quale futuro? Materia: Economia dei trasporti e della mobilità Relatore: Cesare Enrico Surano Laurea in Economia e Management delle Imprese di Servizi Laureata il: 17 settembre 2010 Votazione: 110 e Lode __________________________________________________________ Il mercato dell’auto, il rally e l’immagine aziendale – in ogni sua forma – stanno attraversando un periodo di forte crisi dovuto principalmente al difficile momento economico e sociale a cui stiamo assistendo. Sempre a causa di quest’ultimo si nota pertanto il mutamento essenziale dei loro caratteri fondamentali o almeno quelli standardizzati e conosciuti. Le Case costruttrici infatti sono sottoposte ad una fortissima concorrenza e subendo negli ultimi anni una consistente riduzione dei margini di profitto hanno cercato tra esse stesse collaborazioni di vario tipo sia per abbassare i costi sia per migliorare il proprio sistema di produzione. La permanenza sul mercato inoltre è sempre più instabile e risulta difficile collocare le migliaia di vetture prodotte ogni giorno. L’ascesa di nuovi Paesi come Cina ed India pur rappresentando un’ottima potenziale opportunità per acquisire nuovi clienti si potrebbe mostrare nel contempo un temibile concorrente per i nostri mercati nella produzione e vendita di automobili. A questi problemi si aggiunge pure l’esigenza sempre più marcata di utilizzare fonti di energia alternative portando le Case automobilistiche ad investire e progettare vetture con alimentazioni differenti dai derivati petroliferi. Tuttavia queste auto non sembrano ancora adatte ad un completo utilizzo da parte della società in quanto non esiste al momento una rete di rifornimento adeguata e il pubblico le ritiene poco performanti nonostante marchi importanti abbiano inventato vetture sportive dalle ottime prestazioni come, ad esempio, la Fisker Karma. Il rally, fin dalle sue origini agli inizi del 1900, ha sempre avuto lo scopo di collaudare, migliorare e pubblicizzare automobili. Infatti gli stessi Bernardi e Ford appoggiarono questo sport proprio per testare e diffondere le loro vetture. Bernardi, inventore assoluto dell’automobile, partecipò e vinse molte competizioni con le “vetturette” che egli costruiva mentre Ford, personaggio chiave per la produzione in serie delle automobili, aveva notato che gareggiando con un esemplare del suo marchio tutti i modelli ad esso legati beneficiavano di importante pubblicità. Il rally pertanto svolse (e nel tempo continuò a farlo) la funzione di veicolo promozionale grazie alla forte identificazione del pubblico nei piloti e nelle vetture molto simili a quelle proposte al commercio. Nonostante i piloti di questa specialità fossero inizialmente considerati “amatori della domenica” confrontati a chi correva in pista, negli anni ’60 – dopo l’introduzione delle vetture leggere “tutto dietro” nei più famosi circuiti – il pubblico vide nel rally uno sport sempre più vicino alle proprie attitudini. Ad ogni modo in questi ultimi anni si è assistito ad un declino di questa specialità per due ordini di motivi: i costi e l’ostilità della società. Da una parte regolamenti sempre più permissivi hanno portato alla costruzione di vetture estremamente sofisticate che hanno impedito la permanenza di Case poco facoltose nei campionati di vertice. Dall’altra parte la collettività civile tollera sempre con più difficoltà i disagi creati dall’intera organizzazione di un rally (la chiusura delle strade, il rumore delle vetture, l’aumento della circolazione, i problemi legati alla sicurezza di abitanti e spettatori…). L’immagine aziendale è uno degli elementi intangibili più importanti per le imprese. Infatti la reputazione aziendale ed il sistema valoriale condiviso costituiscono elementi fondamentali per acquisire e mantenere un’adeguata quota di mercato. Nel caso specifico delle industrie automobilistiche, si sta assistendo ad un progressivo calo di differenziazione poiché gli enormi costi fissi legati alla progettazione e costruzione delle componenti di una vettura costringono le Case ad utilizzare parti comuni. Infatti in alcuni segmenti le automobili hanno le medesime linee e caratteristiche rendendo pertanto difficoltosa la percezione degli elementi di identità aziendale. Inoltre la pubblicità con la quale le aziende cercano di raggiungere i clienti è considerata sempre più invasiva e la comunicazione che le imprese progettano per sedimentare il loro marchio nella mente del consumatore (spot televisivi, pubblicità sui giornali… ) fatica ad avere successo. Come coniugare a questo punto la rinascita dell’industria, la sopravvivenza del rally e la costruzione dell’immagine aziendale? Per la soluzione di questo quesito un’ispirazione potrebbe venire dalla storia. Un tempo infatti quando si dovevano compiere spostamenti in tempi rapidi con carrozze a cavallo vi erano delle stazioni predisposte lungo il percorso nelle quali si potevano cambiare gli animali in modo da non dover attendere il completo riposo degli stessi. Alle auto elettriche si potrebbe applicare lo stesso principio, in quanto si potrebbero creare delle vetture le cui batterie siano facilmente maneggiabili e sostituibili predisponendo nel contempo una rete di stazioni dedicate a tale servizio. Installando delle semplici cabine adatte alla ricarica nelle stazioni di sosta già operanti, la rete di distribuzione e sostituzione delle batterie potrebbe essere creata abbastanza rapidamente ed agevolmente potendo, in un primo periodo, gestire sia i rifornimenti di carburante sia i cambi di batterie. Naturalmente esse sarebbero gestite con un sistema di noleggio atto ad evitare le eventuali lamentele che potrebbero sorgere nel caso in cui coloro che avessero acquistato da poco la vettura si trovassero istallate batterie già usate da tempo. Ad ogni modo, come precedentemente sottolineato, il vero problema derivante dalla promozione e dall’adozione massiva di queste auto e di questo sistema sarebbe spingere il pubblico al loro acquisto. Per convincere il mercato in merito alla resistenza e velocità delle auto che si stanno progettando si potrebbero, come nel passato, utilizzare i rally. Essi possono dare la possibilità alle Case costruttrici di dimostrare l’affidabilità e la velocità delle loro vetture su tracciati con caratteristiche differenti. Tuttavia, come è stato sintetizzato poco prima, negli ultimi anni anche la disciplina dei rally ha riscontrato numerosi problemi di natura economica e sociale. Per quel che riguarda la risoluzione della prima questione si dovrebbero innanzitutto modificare i regolamenti poiché i costi legati alla preparazione delle vetture sono aumentati in maniera esponenziale con il passare degli anni. Per incentivare i produttori a partecipare ai rally si dovrebbero scrivere norme che limitino le modifiche apportate alle auto di serie utilizzate come base, in modo tale da evitare investimenti onerosi e proibitivi per un settore già in difficoltà finanziarie. Oltretutto questa soluzione sarebbe fondamentale per garantire l’identificazione con il pubblico, elemento necessario per stimolare le vendite. Per quel che riguarda l’attrito a livello sociale si dovrebbero selezionare tracciati su strade isolate ed adeguatamente predisposte per l’accoglienza del pubblico visto che un elemento essenziale per la sopravvivenza di questo sport è la sicurezza. Si deve sottolineare infatti che il rally è potenzialmente pericoloso qualora non vengano rispettate le direttive di posizionamento previste dalle autorità e dagli organizzatori, le indicazioni dei commissari (soggetti incaricati di gestire il pubblico) e le normali regole civiche di buon senso. Per facilitare la buona condotta degli spettatori gli organizzatori dovrebbero scegliere tracciati morfologicamente adatti evitando pertanto strade caratterizzate da precipizi e muri di roccia che non consentono un posizionamento sicuro del pubblico. Facendo partecipare le vetture di nuova generazione ai rally, non solo si spingerebbero le vendite delle stesse ma si potrebbe in tal modo costruire l’immagine vincente e sportiva dell’azienda. Si potrebbe, ad esempio, puntare alla differenziazione dei modelli sportivi, oppure lanciare una campagna promozionale sui campi di gara, oppure ingaggiare piloti famosi nel team per aumentarne la visibilità. Inoltre, con un’adeguata copertura televisiva si aumenterebbe la diffusione dell’immagine della Casa e si potrebbero attirare sponsor dalle grandi capacità finanziarie. La volontà delle Case di progettare una vettura vincente per sfruttarne i ritorni di immagine potrebbe stimolare l’innovazione e portare un miglioramento non solo della vettura da competizione ma anche delle vetture di serie. In conclusione il futuro di auto, rally ed immagine aziendale potrebbe portare un vantaggio a ciascuno dei tre elementi proprio sfruttando la loro interazione. Con auto elettriche protagoniste delle competizioni su strada si potrebbe dunque rivitalizzare il mercato dell’auto, ripristinare l’importanza del rally come sport e rinvigorire l’immagine aziendale. |
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