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Torna alla home page... Data Odierna: 13 Giugno 2026   
GLI STRUMENTI FINANZIARI IN TEMPI DI CRISI: DALLA QUESTIONE DEL FAIR VALUE ALLA CRISI DEL DEBITO ELLENICO

Riccardo Menolli
Titolo della tesi: La valutazione degli strumenti finanziari in tempi di crisi: un’analisi dei bilanci bancari
Relatore: Prof. Riccardo Stacchezzini
Corso di Laurea Triennale in Economia Aziendale
Data di Laurea: 24.11.2011
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1.1 Il fair value capro espiatorio della crisi finanziaria?
La crisi che si è scatenata negli ultimi anni ci ha condotto ad uno dei periodi più difficili che si sia vissuto nell’era moderna. Ancora oggi l’economia internazionale sta vivendo una fase di stallo. L’impatto negativo delle turbolenze finanziarie di questi ultimi anni sull’attività industriale
dei Paesi è stato inoltre accentuato da una forte contrazione del commercio internazionale e dal regresso di fiducia che ha reso ancor più problematica l’azione di “rifinanziamento” dell’economia mondiale con conseguente ristagno della crescita economica internazionale.

Con l’espandersi della crisi, nel 2008, gli indici mondiali segnarono un trend negativo con notevoli ribassi dei titoli finanziari e dei mercati di Borsa, oltre a gravi situazioni di mancanza di liquidità in determinati settori del mercato.

Le stime degli analisti erano delle più funeste: nubi fosche all’orizzonte che avrebbero indotto ad apportare continue svalutazioni al valore di attività finanziarie, producendo ingenti perdite che per effetto domino avrebbero creato pesanti ripercussioni sul sistema di banche ed imprese
quotate.

Per ovviare alla situazione, l’International Accounting Standard Board (IASB), l’organismo incaricato di emanare i principi contabili nternazionali, nell’ottobre 2008 ha tentato di porre un freno all’impatto negativo in bilancio della fluttuazione del valore degli strumenti finanziari valutati a fair value, cioè dei titoli valutati a valori correnti, congrui e coerenti alla condizione reale dei titoli stessi. Si decise così di introdurre delle deroghe all’applicazione dei fair values attraverso l’emanazione del Regolamento (CE) nr. 1004/2008. Le deroghe hanno consentito di spostare taluni titoli finanziari che incidevano in Conto
economico, in una categoria che impattasse in Stato patrimoniale, con l’effetto sì di ridurre il patrimonio ma di “salvare” così il Conto economico stesso. Sostanzialmente è stata data la possibilità di riclassificare alcune attività finanziarie valutate a fair value prevedendone la successiva contabilizzazione al costo storico o al costo ammortizzato;
il tutto con lo scopo ultimo di consentire politiche di gestione e valutazioni economiche volte a determinare un minore impatto sul bilancio.

Il processo di omologazione a livello internazionale del suddetto Regolamento avvenne in tempi brevissimi, ritenendo che alla precaria situazione di instabilità economica in atto bisognasse porre rimedio con assoluta urgenza. Necessità ribadita anche dal professor Alberto Giussani (a quel tempo membro dello Standard Advisory Council, organismo deputato a fornire suggerimenti e osservazioni allo IASB) che, intervistato ai fini di questa ricerca, richiama la situazione di criticità di quei iorni citando l’allora chairman del Board, Mr. David Tweedie, ricordando che affermò letteralmente che lo IASB si trovava con “una pistola puntata alla testa” a seguito delle pressioni del G-20 e che quindi la situazione andava affrontata in fretta per cercare di contrastare le turbolenze inanziarie di quei giorni.

Per dare un riscontro empirico a quanto riportato fin’ora e per cogliere gli effetti dell’applicazione del Regolamento (CE) nr. 1004/2008, è stato analizzato il bilancio 2008 di alcune banche italiane. La scelta degli istituti di credito posti come campione d’analisi risponde a un interesse di valutazione di gruppi dimensionali differenti: sotto la lente
il bilancio di una banca locale (Banca Popolare dell’Alto Adige), quello di una banca nazionale (Banca Monte dei Paschi di Siena) e il bilancio onsolidato di un gruppo bancario (Gruppo Intesa Sanpaolo).

I risultati della ricerca dimostrano che le banche che hanno applicato le deroghe del Regolamento hanno registrato a fine anno un valore di assets finanziari maggiore rispetto a quanto avrebbero riportato se tali deroghe non fossero state attuate. In una situazione caratterizzata da continue
oscillazioni al ribasso dei titoli valutati a fair value, le deroghe concesse dallo IASB hanno permesso così di evitare alle banche la registrazione di un ingente numero di perdite.

Si nota quindi che il fair value, spesso visto quale caposaldo dell’impostazione dei principi internazionali IAS/IFRS, in questo periodo di crisi finanziaria, oltre a perdere la stima degli investitori professionali, sta rischiando di diventare uno dei capri espiatori della crisi nonché uno dei primi responsabili della scarsa tenuta delle
istituzioni finanziarie. D’altra parte bisogna anche ammettere, come suggerito dal professor Giussani durante la sopracitata intervista, che “il fair value ha consentito di evidenziare tempestivamente la crisi di alcune istituzioni, mentre l’uso di altre regole contabili avrebbe solo differito la conoscenza della crisi, e forse con impatti maggiori”.

Si può quindi definire il fair value come un’arma a doppio taglio; esso ha certamente evidenziato tempestivamente la crisi, cosa che contrariamente sarebbe avvenuta con un sistema basato su valori storici, ma d’altra parte si sottolinea che le enfatizzazioni dei cicli economici e le continue oscillazioni di valori che si registrano nei sistemi basati sul fair value amplificano gli effetti di una crisi poiché, valutando ad un valore corrente, i fair values non fanno altro che trasportare la crisi economica reale alla realtà finanziaria, cosa che non accadrebbe in simili proporzioni con una valutazione a sistemi nominalistici a
valori storici.

1.2 La crisi ellenica e l’incidenza sulle banche italiane Con l’intento di chiudere il cerchio sulla questione riguardante la valutazione di strumenti finanziari in tempi di crisi, si ritiene doveroso fornire uno sguardo d’insieme sulla situazione delle nostre banche alla luce della grave situazione economica che sta imperversando in questi ultimi
anni in Grecia.

Nonostante l’eccessivo allarmismo dato, a mio avviso, da molti giornali riguardo gli effetti che un’eccessiva svalutazione dei titoli di Stato greci comporterebbe per le finanze dell’Italia, un’analisi effettuata sui bilanci di alcuni dei principali gruppi bancari italiani dimostra invece
come l’esposizione delle banche italiane verso i titoli sovrani greci sia relativamente modesta. La ricerca effettuata dimostra infatti che i titoli greci presenti nel consolidato di Gruppo Monte dei Paschi di Siena costituiscono un irrisorio 0,05% del totale dei titoli sovrani detenuti in
bilancio. Mentre per quanto concerne Gruppo Intesa Sanpaolo, l’incidenza dei titoli greci sul totale è pari allo 0,69%. In entrambi i casi l’incidenza è ben al di sotto dell’1% sul totale dei titoli di debito sovrano in portafoglio.

Inoltre, da un’analisi delle prime cinque banche italiane effettuata dal Sole 24 Ore, il monte titoli greci detenuti dalle stesse a settembre 2011 non supera il miliardo di euro.
Un valore modesto se rapportato all’esposizione di banche quali la francese Bnp Paribas che da sola detiene 4,4 miliardi di titoli greci e la tedesca CommerzBank che ne detiene circa 3 miliardi. Ad ulteriore conferma della tesi sulla scarsa incidenza dei titoli greci sul sistema bancario italiano, si cita il “Rapporto sulla Stabilità finanziaria” emesso il 2 novembre 2011 dalla Banca d’Italia. Nella sezione relativa alle esposizioni al rischio sovrano nell’area euro, emerge che al 30 giugno 2011, l’esposizione delle banche italiane verso la Grecia ammontava a un valore complessivo di 2,6 miliardi di euro. Un dato che, se confrontato con il totale dell’ammontare di titoli di Stato detenuti dalle banche italiane (2.357,5 miliardi di euro), denota un’incidenza complessiva assai ristretta: un esiguo 0,11%.

Si ritiene quindi che la maggiore preoccupazione per il nostro Paese, allo stato attuale delle cose, riguardi le finanze pubbliche disastrate più che l’esposizione delle banche verso lo Stato greco. La grave crisi che sta imperversando sulla Grecia, comunque, oltre a presentare
gravi incognite sulla sorte dell’economia europea, mette a rischio default il Paese ellenico e sul lastrico milioni di risparmiatori. Le drastiche misure imposte alla popolazione greca non hanno spazzato via dubbi e perplessità, mentre le Borse del Vecchio Continente continuano a registrare perdite.

Le difficoltà degli ultimi governi ellenici nel far passare i pesanti provvedimenti, oltre a creare incertezza diffusa, inducono le nazioni dell’area euro a guardare con apprensione alla situazione in Grecia, consapevoli che, in tale momento di grande instabilità economica, nessuno alla fine può comunque dirsi immune da pericoli.