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L’impresa eco-efficiente per lo sviluppo sostenibile
CAROLLO ALBERTO Articolo premiato nell'edizione 2004 del concorso "Scrivi un articolo tratto dalla tua tesi Titolo della tesi: L’impresa eco-efficiente per lo sviluppo sostenibile Relatore: Prof. Giovanni Tondini laureato il 23/09/2003 “L’impresa eco-efficiente per lo sviluppo sostenibile” Il risultato del processo di crescita del settore industriale è di fronte ai nostri occhi. L’economia globale così com’è strutturata non può continuare ad espandersi se l’ecosistema dal quale dipende continua a deteriorarsi al ritmo attuale in quanto le risorse del nostro pianeta non sono illimitate. Negli anni settanta le frequenti crisi petrolifere misero in luce lo stretto ed inscindibile legame che unisce lo sviluppo industriale e la disponibilità di materie prime provenienti dagli stock di risorse non rinnovabili presenti sul pianeta. Alcuni economisti iniziarono a richiedere che nel sistema dei prezzi fosse tenuto conto in modo sistematico dell’ambiente e degli effetti che le attività produttive hanno su di esso. Si torna dopo due secoli a parlare di scarsità in termini maltusiani, di stato stazionario e di limiti imposti dalle risorse naturali alla crescita dello sviluppo industriale e della popolazione. Si sviluppano posizioni come, ad esempio, quella di Georgescu-Roegen e quella del Club di Roma che imporrebbero un ripensamento totale dei modi di produzione capitalistici e dei concetti di crescita e di sviluppo. La non restrittiva definizione di sviluppo sostenibile dettata nel 1987 dalla World Commission on Environment and Development avente alla base i principi di equità intragenerazionale e di equità intergenerazionale imporrebbe, per il suo raggiungimento, di mutare la qualità della crescita, di soddisfare i basic needs, di assicurare un livello demografico sostenibile, di conservare e aumentare la base di risorse, di riorientare la tecnologia verso sviluppi produttivi a minore intensità nell’uso di materiali e di integrare ambiente ed economia nella formulazione delle decisioni. Il collegato tema della sostenibilità è riferito alle risorse naturali rinnovabili, ma molti studiosi ne hanno fatto una caratteristica da applicare indiscriminatamente anche allo sfruttamento delle risorse non rinnovabili. La difficoltà a determinare senza dubbi il carattere di esauribilità o meno delle risorse ha comunque portato a diverse interpretazioni, più o meno restrittive del concetto di sostenibilità. Gli organismi internazionali interessati, stimolati inizialmente dalle dispute teoriche fra le posizioni tecnocentrica ed ecocentrica, a cui sono state ricondotte strong e weak sustainability, e successivamente preoccupati dall’incremento di segnali globali di dissesto ambientale, hanno avviato un’azione concertata a livello mondiale di conferenze internazionali. A Rio de Janeiro Il lavoro tecnico contenuto in Agenda 21 oltre a trattare la dimensione sociale ed economica, delinea gli obiettivi da raggiungere in campo ambientale per conservare e gestire le risorse al fine dello sviluppo. Viene inoltre individuato il ruolo di alcuni specifici gruppi sociali, ritenuti di importanza strategica, nel raggiungimento dello sviluppo sostenibile, tra cui le organizzazioni non governative, la comunità scientifica e le imprese. A Johannesbourg dove, oltre ai governi, hanno partecipato anche i rappresentanti dei gruppi principali e le associazioni indicate nella stessa Agenda 21, vengono proposti nella parte relativa alla modifica delle modalità insostenibili di consumo e produzione dei programmi di lavoro decennali per accelerare il cambio verso modelli più sostenibili, per incrementare gli investimenti in produzione più pulita ed eco-efficiente e per aumentare la responsabilità e la rendicontazione contabile, sociale ed ambientale dell’impresa. In questo percorso verso la sostenibilità non và a mio avviso tralasciato l’etica che nel considerare il rapporto tra l’uomo e l’ambiente in cui vive, richiede all’uomo stesso di essere responsabile dell’equilibrio biologico e della salvaguardia dei valori materiali che sono quotidianamente compromessi dallo sviluppo sconsiderato della produzione. Il concetto di sviluppo sostenibile, esaminato più attentamente ha quindi confini poco definiti: economia, etica e ambiente si intrecciano in un groviglio di problematiche connesse (crescita economica, sviluppo, limitatezza delle risorse naturali, crescita demografica, equità inter/intragenerazionale) che non ne facilitano l’esame. Pur tenendo in considerazione tali complesse problematiche vorrei porre l’attenzione sul problema della gestione ottimale delle limitate risorse naturali, e sulla possibilità che esso si realizzi con la collaborazione volontaria del “sistema impresa”, principale imputato del dissesto ambientale. Già a livello comunitario, con il quinto Programma di Azione in materia ambientale viene auspicato il coinvolgimento delle imprese con la introduzione di strumenti più flessibili e veloci come gli accordi volontari e negoziali, che consentono di internalizzare la variabile ambientale nelle strategie di impresa come variabile per un vantaggio competitivo. Per il perseguimento di tale obiettivo dunque è richiesto il superamento degli strumenti regolamentativi tradizionali di comando e controllo che sono poco incitativi e che richiedono efficacia e tempestività nel controllo, per giungere ad un sistema misto composto da standard ambientali, strumenti economici come tasse e incentivi e strumenti negoziali e volontari tra cui accordi di bilanci ambientali, etichettatura ecologica, audit ambientale. Anche nel sesto programma d’azione del 2001 viene ribadito in modo chiaro come le imprese devono essere parte della soluzione al problema della tutela ambientale, dimostrando di assumersi volontariamente e in modo anticipativo rispetto agli obblighi legislativi, la responsabilità di internalizzare i costi relativi alla gestione della variabile ambientale, in risposta ad una crescente domanda proveniente dai suoi interlocutori. Le imprese, innanzi a questa situazione in evidente evoluzione assumono posizioni variegate che vanno dall’insofferente adeguamento di reazione a ciò che di volta in volta è loro imposto, alla crescente adozione d’atteggiamenti pro attivi caratterizzati da una spontanea maggiore attenzione alle problematiche ambientali. Non solo si cerca di adattare i propri obiettivi ad una situazione percepita potenzialmente come vantaggiosa, ma si è disposti a modificarli in modo rilevante, assumendo la variabile ambientale come una delle più importanti priorità competitive. La compatibilità delle proprie azioni con la tutela ambientale diviene quindi parte integrante delle politiche produttive e commerciali, in un’ottica di lungo periodo. Si adottano politiche aziendali orientate ad una qualità totale e successivamente si introducono sistemi di gestione ambientale che realizzino un’impostazione gestionale complessiva delle tematiche ambientali, consentendo di affrontare in modo globale, sistematico, coerente, un miglioramento continuo delle prestazioni ambientali. Inoltre l’adozione di una strategia comunicativa che preveda l’utilizzo di strumenti volontari come il bilancio ambientale, il rapporto ambientale e i marchi ecologici ha lo scopo di riacquistare e indirizzare il consenso dell’opinione pubblica attraverso operazioni trasparenti, gestisce situazioni di rischio ambientale e può portare ad acquisire nuove fette di mercato con prodotti ecologici. I ritorni economici dell’impresa potranno derivare anche da una minore soggezione al rischio di sottostare a responsabilità per danno ambientale, minori premi d’assicurazione e migliori condizioni di credito, agevolazioni nei rapporti con la Pubblica Amministrazione, migliori rapporti con opinione pubblica, consumatori, dipendenti, comunità locali. Interessante è notare come l’impegno per l’ambiente sia sfociato,negli anni successivi alla conferenza di Rio, con l’aggregazione delle principali imprese interessate al campo ambientale nel World Business Council for Sustainable Development. Lo scopo di questa nuova organizzazione internazionale è quella di promuovere l’eco-efficienza come filosofia gestionale all’interno delle imprese, come strategia in grado di ridurre l’impatto ecologico e l’intensità delle risorse utilizzate nel loro ciclo di vita. Per questo deve essere ridotta l’intensità di materie prime necessarie alla produzione di beni e servizi, deve essere ridotta l’intensità di energia nei processi produttivi, deve essere ridotta la dispersione nell’ambiente di rifiuti tossici, deve essere favorita la riciclabilità dei materiali, deve essere massimizzato l’uso sostenibile delle risorse rinnovabili e deve essere aumentata la durata dei prodotti. Per raggiungere tutti questi imperativi, sono stati integrati gli aspetti ambientali nella fase di ricerca, sviluppo e progettazione dei prodotti e dei processi produttivi. In particolare si fa ricorso alla life cycle analysis primariamente per ricostruire la via attraverso cui il fluire dell’energia e della materia permette il funzionamento del sistema produttivo sotto esame tramite tutti i processi di trasformazione e trasporto e secondariamente per studiare gli impatti ambientale provocati dal processo di produzione. Per correggere questi impatti si fa ricorso al design for environmente e di tutte le sue varianti (Design for recycling, design for disassembly, design for remanufactoring) riducendo, riutilizzando e riclicando materiali ottenendo possibili ritorni economici. Nel caso di Rank Xerox, azienda leader nella produzione di macchine fotocopiatrici, il ricorso alla progettazione ambientale ha permesso la riduzione di quantità di residui di 7000 tonnellate ed il risparmio di materie prime ed energia ha portato alla riduzione di costi per 200000 dollari. In conclusione emerge come anche all’interno del mondo industriale coesistono situazioni particolarmente avanzate con altre di evidente ed esplicita elusione anche degli adempimenti legislativi minimi. Questo fatto ci ricorda che una gestione eco-efficiente comporta dei costi e degli impegni che non tutti sono disposti ad assumersi. In tal senso occorrono dunque pressioni normative, fiscali e di mercato, stimoli esterni che sempre più trasformino l’ambiente da vincolo e costo in opportunità, determinando nelle imprese atteggiamenti volontari sempre più responsabili. |
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