![]() |
|
|
|
La duplice accezione di attendibilità del reddito d’esercizio
Davide Terio Articolo premiato nell'edizione 2004 del concorso "Scrivi un articolo tratto dalla tua tesi Titolo della tesi: “La duplice accezione di attendibilità del reddito d’esercizio” Materia: Economia aziendale Relatore: Ch.mo Prof. Giuseppe Ceriani Data di laurea: 5 aprile 2004 Votazione finale: 110/110 e lode La natura delle quantità d’azienda Ci sono delle quantità che possono dirsi oggettive, in quanto riferite a fenomeni in sé oggettivi, cioè direttamente misurabili, quali, ad esempio, una variazione monetaria; è proprio tale loro oggettività a renderle “numeri” certi nella misura ed univoche nel significato. Accanto a queste quantità ve ne sono tuttavia delle altre, dette stimate, più difficili da individuare, in quanto con queste ultime si cerca di compiere un processo estimativo – caratterizzato da ineliminabili momenti di soggettività – al fine di riuscire a sintetizzare operazioni non ancora giunte a termine; un esempio è dato dalla determinazione del valore da assegna-re alle giacenze di magazzino: un’operazione ancora in corso il cui esito può essere solo previsto, ipotizzandone le modalità di svolgimento. Con le quantità astratte, infine, si pretende di rappresentare sinteticamente fenomeni tanto complessi da poter essere determinati solo virtualmente, in quanto riferiti a sistemi di operazioni che costituiscono “porzioni” di più vasti e complessi fenomeni unitari; questo è il caso, per esempio, del reddi-to d’esercizio, l’indicatore più immediato dell’economicità gestionale. Poiché sono fondate su congetture, e pertanto mai verificabili nemmeno a posteriori, le quantità astratte necessitano sempre di essere interpretate al fine di comprenderne il significato, il che equivale ad apprezzarne alcune specifiche qualità, come ad esempio il grado di attendibilità, attributo che può as-sumere accezioni differenti in relazione allo scopo per il quale sono state determinate. La prima accezione di “attendibilità” del reddito d’esercizio Generalmente i componenti reddituali non sono mai quantità totalmente oggettive, a motivo dell’esistenza di numerose operazioni in corso di svolgimento alla fine del periodo amministrativo. Infatti i costi ed i ricavi che esprimono queste operazioni gestionali, tra loro costituite a sistema, sono di totale ed esclusiva pertinenza di un esercizio solo nell’ipotesi in cui esse abbiano avuto inizio, si siano svolte e siano giunte a termine nell’arco del medesimo periodo amministrativo. Qualora, invece, le operazioni in questione siano ancora in corso di svolgimento, le quantità che le rappresentano non potranno più dirsi oggettive, bensì stimate ed attribuite, pertanto, all’esercizio in chiusura solo per quota e dopo aver attentamente e prudentemente valutato in quale misura esse possano – o debbano – essere fatte concorrere alla formazione del reddito dei futuri esercizi. Quindi la determinazione del reddito di un esercizio implica, in un certo senso, anche la determinazione del reddito degli esercizi a venire. Infatti, non si deve dimenticare che il raggiungimento di un saldo e stabile equilibrio economico prospettico rappresenta un imperativo categorico, logica conseguenza del fondamentale carattere della durevolezza che connota tutte le categorie di azienda e, pertanto, anche ogni impresa. Più precisamente, la dipendenza del reddito d’esercizio anche da quantità di natura stimata incide non solo sul valore attribuitogli, ma soprattutto sulla sua attendibilità. In particolare, secondo questa prima accezione, l’attendibilità del reddito d’esercizio risulta essere inversamente proporzionale all’entità delle operazioni ancora in corso di svolgimento alla fine del periodo amministrativo: ovvero, maggiore è l’incidenza di queste ultime rispetto a quelle che, invece, appartengono esclusivamente e totalmente all’esercizio in chiusura, minore risulta il grado di affidabilità del reddito. Si tratta quindi di “soppesare” l’incidenza delle quantità stimate rispetto a quelle di derivazione numeraria; operazione che risulta più facile se si dispone di un’adatta struttura di Conto Economico, detta «struttura logica», nella quale esporre tali quantità. Le caratteristiche del Conto Economico «a struttura logica» Per quanto attiene la forma espositiva, si tratta di una struttura a sezioni divise e contrapposte, l’una per i componenti positivi di reddito e l’altra per quelli negativi; relativamente al criterio di classificazione dei valori, questi vengono esposti in base alla loro natura. Lo schema risulta così diviso in tre zone: la prima comprende tutti i componenti di reddito iniziali – positivi e nega-tivi – di natura stimata, la seconda alcuni componenti di origine numeraria, la terza tutti i componenti di reddito finali – positivi e negativi – stimati. Ho scritto “alcuni” perché in realtà questa non può considerarsi una struttura integrale, bensì solo “spuria” – come teorizzato da Onida – in quanto non rispetta il rigoroso principio che invece impone, senza compensazioni, l’iscrizione separata di tutti i componenti di natura stimata da tutti quelli numerari. Infatti nella zona centrale compaiono solo i costi ed i ricavi numerari relativi ai conti accesi alle variazioni di esercizio e ai risultati differenziali, che sintetizzano le operazioni correnti. Gli ulteriori conti di reddito – accesi ai costi pluriennali, ai debiti e crediti non numerari ed alle unità economiche particolari – si trovano rappresentati nelle altre due zone dello schema. La seconda accezione di “attendibilità” del reddito d’esercizio L’unitaria gestione aziendale può, anche se solo astrattamente, essere scomposta in modo tale da individuare diverse aree gestionali. Tra esse, ve ne è una che richiede maggiore atten-zione: quella comunemente definita tipica (o operativa o caratteristica), costituita da tutte e sole quelle operazioni che direttamente riguardano l'attività principale svolta dall'impresa. Benché le aree gestionali individuabili siano molteplici, a causa degli infiniti criteri di suddivisione dell’unitaria gestione, solitamen-te si preferiscono evitare eccessivi frazionamenti, sempre al fine di tutelare il principio dell'unitarietà gestionale. Pertanto è consuetudine limitarsi dapprima a considerare soltanto due grandi aree: quella tipica e quella atipica, solo in seguito si procede a ripartire anche quest’ultima tra le quattro aree che la dottrina ri-corda come atipiche: quella accessoria, quella finanziaria, quel-la straordinaria e quella fiscale. Prescindendo momentaneamente da tutte le operazioni connotate dall'atipicità, va detto che la rilevanza dell'area tipica rispetto a quella atipica prima di tutto indica la capacità della gestione di riprodursi in modo stabile e durevole, inoltre permette di riflettere in merito ad una diversa accezione di attendibilità del reddito: quella derivante proprio dal confronto tra le due suddette aree. Più precisamente, per apprezzare il grado di attendibilità del reddito d'esercizio in base a questa seconda accezione, è indispensabile individuare con sufficiente fondatezza le operazioni afferenti l'area tipica. Infatti, quanto più estesa appare l'area tipica rispetto al complessivo sistema di operazioni che configurano l’esercizio, tanto più attendibile si dimostra essere il reddito. Analogamente a quanto detto con riferimento alla prima accezione di attendibilità, allo stesso modo è prevista, anche per la seconda accezione, una particolare riclassificazione del Conto Economico, adatta ad evidenziare il peso dell’area gestionale tipica rispetto a quella atipica: il Conto Economico «a costi e ricavi tipici». Le caratteristiche del Conto Economico «a costi e ricavi tipici» Per quanto attiene la forma espositiva, si tratta di una struttura scalare; relativamente al criterio di classificazione dei valori, questi vengono esposti, in base alla loro natura, nelle diverse aree gestionali. Innanzitutto l’area tipica, costituita da tutte e sole quelle operazioni che direttamente riguardano l'attività principale svolta dall'impresa. In seguito, fra le aree atipiche, quella accessoria, difficile da distinguere in quanto costituita dalle operazioni che, pur essendo strumentali a quelle tipiche, non risultano tuttavia indispensabili ai fini del raggiungimento dei principali obiettivi strategici. L’area finanziaria invece comprende i componenti – positivi e negativi – connessi ai finanziamenti con vincolo di prestito, ottenuti o concessi, nonché ai rimborsi ed alle remunerazioni degli stessi. Ancora, l’area straordinaria, nella quale di solito la dottrina colloca quei componenti che sintetizzano operazioni eccezionali e imprevedibili; va detto tuttavia che esistono anche altri criteri per stabilire la straordinarietà di un componente. Infine l’area gestionale fiscale, la quale generalmente si limita a comprendere le tasse ed i contributi. La natura del reddito operativo Il reddito operativo netto, ottenibile dall’analisi del Conto Economico «a costi e ricavi tipici», è importante sia perché rappre-senta il risultato economico che, sempre astrattamente, può essere riferito all'area gestionale tipica, sia perché esprime il contributo dell'attività tipica alla formazione del reddito d'esercizio. Si tratta, altresì, dell'unico risultato economico parziale che abbia davvero senso determinare ed interpretare – relativamen-te a questa riclassificazione – in quanto il contributo più significativo al raggiungimento dell'equilibrio prospettico viene fornito proprio dall’area tipica, mentre le altre aree gestionali assumono, al riguardo, soltanto un ruolo di secondo piano. In effetti è l’area tipica che – come già detto – racchiude tutte e sole quelle operazioni riguardanti direttamente l'attività principale svolta dall'impresa. Inoltre, qualora si procedesse al calcolo di ulteriori risultati economici intermedi, si rischierebbe di ledere il principio dell’unitarietà gestionale: non ci si deve mai dimenticare, infatti, che la gestione aziendale è unitaria nel tempo e nello spazio e che trae svolgimento da un unico e complesso sistema di ope-razioni, tra loro strettamente collegate. |
|
| ALVEC - Associazione Laureati in Economia dell'Università di Verona [© Copyright e Disclaimer] [Credits] |