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Torna alla home page... Data Odierna: 11 Giugno 2026   
«I profeti di oggi? Chi ha soldi»

Lo sviluppo italiano, dagli anni '50 a oggi, ha preso una strada diversa da quella ipotizzata dai profeti dell'economia di allora, dove le parole d'ordine dei piani di sviluppo erano equilibrio tra economia, politica e società.
A trainare lo sviluppo italiano è stata invece solo l'economia, contrariamente alle previsioni che agli albori della ripresa economica parlavano di un processo di discontinuità basato sulla logica dello stop and go (stabilita da politiche monetarie e fiscali in grado di stimolare-fermare lo sviluppo eccedente o carente).
L'Italia di quegli anni, e Verona ne è stata un'interprete, ha scelto invece la strada della continuità caratterizzata dalla crescita lenta ma costante, e dalla ramificazione a macchia d'olio sul territorio della piccola e media impresa. «La spinta fortissima dell'economia ha prodotto certamente dei servizi di buon livello nella logistica come nella realtà autostradale e nell'ambito finanziario, ma ha, indubbiamente, portato anche dei disagi sociali. Come lo squilibrio tra chi è diventato ricco e chi no, o la mancanza, in termini di qualità della vita, anche per chi ha raggiunto alti livelli di benessere».
E' il quadro di sviluppo che ha tracciato l'economista Giuseppe De Rita, studioso ed esperto delle linee si sviluppo della società italiana, ospite ieri pomeriggio all'Università di Economia in occasione del venticinquennale dell'Alvec (Associazione laureati in Economia dell'Università di Verona).

Il risultato è stato uno sviluppo che ha portato al centro il denaro come elemento determinante e «oggi i profeti sono quelli che hanno i soldi», aggiunge De Rita nella suo intervento introdotto dal rettore Alessandro Mazzucco, da Vincenzo Di Matteo, presidente dell'Alvec e dal preside della Facoltà di economia, Francesco Rossi.
Se negli anni '50-'60-'70 il biliardo dello sviluppo era il territorio nazionale e l'andamento internazionale aveva la forza di trascinare l'espansione interna, oggi invece la dinamica è diventata mondiale, con una sua forza in grado di collegare tutti gli attori indipendentemente dagli stati. «Questa realtà mondiale», ha detto infatti durante l'incontro Angelo Ferro, docente di economia, uomo d'affari e presidente nazionale dell'Unione Cristiani Imprenditori Dirigenti, «è un segno di continuità dello sviluppo. Più salgono gli scambi, più aumenta la crescita».
In questa economia globalizzata, l'impetuosa crescita di soggetti che partecipano agli scambi mondiali, rende quasi certo un trend positivo.
Oggi, dunque, per l'economista veronese l'avvenire si gioca sulla partecipazione ai movimenti globali di sviluppo. «La chiave sta nella capacità di interconnettere tutte le competenze in sintonia con le dinamiche internazionali», ha concluso Ferro, «Una società dinamica deve abbandonare la tutela delle corporazioni e delle rendite di posizione e puntare sul merito e sulla formazione dei propri talenti». Le linee di sviluppo del paese devono poggiare sempre più sulla complementarietà e lo scambio intergenerazionale

Silvia Bernardi

articolo pubblicato dal quotidiano "L’Arena" – 16 Giugno 2007)