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«La finanza aiuti di più le imprese. Solo così le pmi possono crescere»
L'Italia possiede un patrimonio di piccole e medie imprese che ogni giorno affrontano con le proprie forze nuovi scenari, continuando ad affermare il «made in Italy» nel mondo. Il loro futuro è legato alle loro possibilità di crescere ed innovarsi, utilizzando quei supporti finanziari indispensabili ad affrontare le sfide dell'internalizzazione. Questo è stato l’argomento del convegno organizzato dall'Alvec presso la sala conferenze di Confindustria di Verona in collaborazione con la stessa Confindustria di Verona e l’AIP, l’Associazione italiana della Produzione con il patrocinio di Centrobanca del Gruppo Bpu. Il Presidente di Confindustria Verona, Gian Luca Rana, nell'introdurre il convegno assieme a Vincenzo Di Matteo Presidente Alvec, ha affermato «che la finanza deve stare al tavolo dell'imprenditore o meglio sedersi al suo fianco, solo così il made in Italy potrà rimanere competitivo a livello europeo e internazionale». Tre sono state le relazioni, tutte molto approfondite. Ha preso inizialmente la parola Mario Massari, Docente della Bocconi, che ha incentrato il proprio intervento su «assets intangibili, il loro ruolo nel processo di crescita e il finanziamento della crescita. Gli assets intangibili consentono all'impresa di avere performance più elevate, ed oggi la gestione della complessità in azienda è facilitata da chi ha un asset intangibile forte (per esempio un brand famoso)». E’ quindi intervenuto Domenico Palmieri, Presidente di AIP che ha sottolineato che «per agganciare la ripresa, serve una politica industriale di sistema. I cosiddetti distretti italiani, sono stati un efficacissimo strumento di aggregazione, ma come può un'azienda di pochi addetti, come quella italiana, affrontare il mercato europeo costituito da circa 400-450 milioni di consumatori e da players o competitori molto aggressivi e bravi ?» Il gap può essere colmato con l'innovazione tecnologica e la ricerca. Il rapporto con la banca risulta essere fondamentale, ha spiegato Valeriano D’Urbano, Direttore Generale Centrobanca. «Molti sono gli strumenti di finanza offerti dalle banche per la crescita dell'impresa, e tra questi l'accesso alla Borsa valori. Ancor oggi sono poche le società quotate, ma aprirsi e portare al proprio interno investitori terzi è positivo». Sono seguite le testimonianze di imprenditori ed esponenti di importanti gruppi del nostro territorio: Luigi Maniglio, Amministratore Delegato Symapack, Giuseppe Manni, Presidente del Gruppo Manni Spa e Franco Ferrero, Amministratore Delegato di Caleffi Spa. Ha chiuso i lavori Giuseppe Morandini, Presidente della Piccola Industria Confindustria, nonchè Vicepresidente Nazionale di Confindustria. «Mi aspetto molto dalla prossima legge finanziaria ed essenzialmente un segnale preciso per questo Paese affinchè mantenga un indirizzo industriale. È necessario unire operatori industriali e autorità, creando ricchezza prima di pensare di dividerla. Dalle banche mi aspetto – ha proseguito Morandini - un nuovo ruolo che per ora credo non siano ancora pronte e cioè quello di favorire le aggregazioni e fusioni di impresa in quanto chi meglio di loro conosce lo stato di salute delle singole realtà economiche?» Ha infine sottolineato l'ennesimo paradosso italiano «i soldi del Tfr andranno ai fondi pensione che investono in modo rilevante sui mercati finanziari esteri. Il Tfr quindi, che era una fonte di finanziamento molto conveniente per le imprese, ora viene tolto alle aziende italiane per andare a finanziare le imprese estere che poi verranno in Italia a far concorrenza a quelle italiane. E’ necessario quindi proporre ai Fondi Pensione di investire il Tfr nelle piccole e medie imprese italiane che rappresentano il tessuto economico del nostro Paese. Infine al governo chiedo norme correttive sul lavoro straordinario: vale a dire ora che l'economia comincia a riprendersi, noi imprenditori abbiamo bisogno di lavoro straordinario, ma con le aliquote fiscali e contributive odierne, non è conveniente, fare o chiedere lavoro straordinario, né per il lavoratore e nemmeno per l'imprenditore». |
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